Un caffé e un drink fra una call e l’altra, un meeting di lavoro al tavolino di un bar, la giornata di lavoro da trascorrere nel proprio locale preferito.

Non solo workation: alla nuova tendenza (fotografata da numerose ricerche) che integra insieme work e vacation, lavorando dai luoghi di vacanza, sembra destinata ad affiancarsi una seconda tendenza collegata allo smart working.

Nel post-Covid i bar potrebbero diventare sempre più spesso l’approdo di chi sceglie di spezzare la routine lavorativa alternando il lavoro alla scrivania di casa al lavoro in uno spazio condiviso.

Un’intuizione che la startup Nibol, fondata dal 27enne bergamasco Riccardo Suardi, aveva sviluppato già prima dell’emergenza sanitaria: oggi l’app raccoglie un centinaio di esercizi in 10 città italiane, fra cui Padova.

Ai gestori di bar dotati di connessione wifi che aderiscono alla rete si chiede di offrire agli smartworker la possibilità di prenotare alcuni tavoli, nell’app Nibol gli utenti possono trovare una descrizione del locale affiancata da materiale fotografico, dai dettagli sulle singole postazioni e dalle recensioni, proprio come avviene nel noto marketplace delle esperienze Airbnb. Grazie a un accordo con l’Ente Bilaterale Veneto e Friuli Venezia Giulia 25 esercizi hanno potuto aderire gratuitamente al servizio.

Un’innovazione che combina insieme digital e nuovo disegno degli spazi e che fotografa una tendenza: “I bar vocati a diventare anche spazio di lavoro – spiega Suardi – non sono più soltanto i locali che si trovano in città, magari vicino alle stazioni o agli aeroporti. Con lo smart working i lavoratori, anche nei piccoli Comuni, potranno scegliere il bar di riferimento per allentare all’isolamento che il lavoro da casa può generare…”.